Comune di Chiusavecchia
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Territorio

Chiusavecchia

Centro posto nel fondovalle lungo il torrente Impero e la Statale 28 del Colle di Nava, alla confluenza con il rio Maddalena che scende dalle pendici del Monte Acquarone. Chiusavecchia prende il nome dalla sua situazione di "chiusa" militare della valle, fondamentale nel possesso dei diritti locali prima dei vescovi di Albenga e poi dei Doria (fine XIII secolo) ed infine dei Savoia (1576). La chiesa parrocchiale dei Santi Biagio e Francesco di Sales, con il tipico campanile a cipolla, è stata terminata alla fine del XVII secolo, ampliando una chiesa preesistente. All'interno si ammira uno splendido crocifisso databile tra XV e XVI secolo, dotato di livido realismo. Al di sopra dell'abitato si trova il celebre santuario della Madonna dell'Oliveto, la cui costruzione originale risale al XVI secolo. L'edificio è stato rimaneggiato più volte. E' noto anche per la sua notevole quadreria e per lo splendido organo di Nicomede Agati (1861), recentemente restaurato con il contribuito finanziario della popolazione locale ed ambito dai concertisti. Chiusavecchia ha sempre vissuto la sua natura di borgo di passaggio, con un importante ponte sull'Impero: la struttura attuale di questa costruzione è comunque relativa al primo Ottocento. Le frazioni sono molto interessanti: Sarola presenta una chiesa parrocchiale ricostruita nel primo Seicento e dotata di un complesso di altari lignei e dipinti di notevole qualità. Olivastri presenta una chiesa parrocchiale settecentesca, che ospita un celebre dipinto dell'artista locale Antonio Calzia (XVIII secolo). A Sarola, il Giovedì Santo, rivive ancora la tradizione secolare della rievocazione dell'Ultima Cena, detta "U pastu" ("il pasto"). Le coltivazioni più diffuse sono quelle dell'olivo, degli ortaggi e della frutta: i vigneti danno una discreta produzione di vini locali di pregio. Nel territorio comunale funzionano alcune grandi strutture industriali, particolarmente legate all'attività di trasformazione o di lavorazione degli alimenti. Una tradizione che rinverdisce la pratica della tradizionale molitura olearia
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